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LIBYA 2001 Vulcano Waw An Numus Claudio & Margi Fuoristrada - L200 pick up Paolo Toyota - Hilux Albino e Patrizia - Pajero Sandro - Nissan pickup Ringo (XR 600), Massimo (XR 600), Giorgio (XR 400) |
| Il vulcano, era la meta del nostro percorso, ma il viaggio era iniziato
da molto lontano. Da Shaba dove, ci siamo concessi, una notte in albergo per partirne poi, molto presto, in direzione
dell'oasi di Murzuk. Lì finalmente abbiamo lasciato l'asfalto, per addentrarci nell'omonimo deserto. Non
sono state poche, le difficoltà, per superare le severe dune del Murzuk !!!!!!. Subito e' apparso in difficoltà Sandro, alla sua prima avventura africana in auto, (lui ha sempre viaggiato in moto); la sua Nissan, a causa di una errata scelta di pneumatici, scavava nella sabbia esibendosi in paurosi e quanto mai frequenti insabbiamenti. Quindi, giù a spalare... se non altro ci siamo tenuti in forma! Due i giorni di viaggio per raggiungere Al Katrun, dove abbiamo scattato una bella foto con un gruppo di ragazzini, saliti sul cassone del Pik up. Ad Al Katrum , avremmo dovuto effettuare il pieno di carburante e acqua, per raggiungere il Namus, ma come può accadere da queste parti.... "gasolio finito" fu la risposta che c'e' stata data dal benzinaio. Avremmo potuto riempire "a tappo" nella cittadina di Murzuk, ma non lo avevamo fatto, per affrontare le dune un po' più leggeri.Ci è servito di lezione per il resto del viaggio! Il percorso, tracciato sulle nostre carte, prevedeva sud-est, direzione Al Wigh e, poi est direzione Namus, ma era impensabile con il carburante rimastoci. La riserva nei serbatoi era tale però, da permetterci una deviazione in direzione di Tajirhi, una piccola cittadina, spersa nel deserto meno di 100 Km a sud verso il Niger e cosi abbiamo fatto. Dopo circa 10 Km, sentiamo un rumore, ci guardiamo dietro e vediamo le piastre da sabbia che volano sulla pista!!!!! E' andata bene, soprattutto per gli altri "pazzi compagni", che chiudevamo il gruppo. Ha ceduto la stropp a cricco, che le teneva, abbiamo fatto segno agli altri di proseguire e in pochi minuti e sono spariti all'orizzonte, recuperiamo le piastre e sostituiamo la stropp, con una di riserva, controlliamo il carico, aproffittiamo per riempire d'acqua la borraccia, da tenere in cabina e, ci rimettiamo in marcia. Gli altri hanno accumulato un discreto vantaggio, la pista è ben tracciata, impossibile perderla, il gps lavora per portarci a destinazione, eppure abbiamo una strana sensazione: siamo soli, veramente soli è inquietante ed emozionante allo stesso tempo! Raggiungiamo il gruppo, oramai, giunto nella polverosa piazza del villaggio dove, c'e' tutto l'immancabile: Polizia, il distributore ed un folto gruppo di curiosi, tutti rigorosamente maschi, che ci salutano. Riempiamo i serbatoi e le taniche, nel frattempo un giovane insiste per salire sulla moto di Giorgio che acconsente. Siamo pronti a pagare i soliti pochi Diram per litri e litri di carburante (una pacchia), a questo punto il giovane dovrebbe scendere dalla moto, ma fa finta di niente e anzi, fa capire che vuole qualche moneta per lasciarla. Decidiamo di chiamare la Polizia arriva un ufficiale non apre bocca, il giovane, lo vede, scende, si scusa e si allontana. Ci rimettiamo in marcia a noi si unisce un pik up militare che, ci supera, ma lo ritroviamo poco piu' avanti in panne, rallentiamo e offriamo il nostro aiuto. L'autista ringrazia, ma non sembra essere preoccupato tocca qualche filo e il vecchio Toyota si risveglia, sbuffando si rimette in marcia, ci ricupera, lo troviamo poi, parecchi Km piu' avanti nei pressi di un passaggio obbligato, in mezzo a cordoni di filo spinato, dove due guardie molto cordiali, ci aprono una sorta di malandata sbarra che delimita la zona militare (forse minata). Proseguiamo ancora qualche km e troviamo su di una collinetta, l'ultimo avamposto, i militari ci salutano, ricambiamo con un colpetto di clacson. D' ora in poi non abbiamo più incontrato nessuno, ci siamo solo noi direzione Namus. Il percorso è tutto fuoripista, a tratti molto duro, a tratti tecnico. Tre i giorni di viaggio molto intensi,tramonti unici, paesaggi indimenticabili e un simpatico incontro con un Fennek (la famosa volpe del deserto). Ci si presenta davanti , una pianura di Fesh Fesh, veramente difficoltosa e che sembra non finire mai, è una sabbia finissima, molto simile al borotalco. Qui bisogna tenere la più alta velocità possibile per non affondare. E' l'alba del terzo giorno, quello decisivo, oggi raggiungeremo il vulcano, si fa una colazione veloce leviamo le tende e ci avviamo.Viaggiamo già da qualche ora quando, Paolo, si ferma, scende e raccoglie un qualcosa. Siamo su di un banco di conchiglie fossili, vecchie di millenni, scendiamo tutti dai mezzi facciamo due passi, approfittandone per sgranchire le gambe. Vi sono migliaia di conchiglie, alcune molto grandi, basta scavare pochissimo sotto la sabbia, per trovare esemplari perfettamente conservati. A testimonianza di una vita che fioriva decine di millenni fa, in questi luoghi troviamo anche numerosi pezzi di legno fossile, pietrificato e addirittura degli utensili di pietra abilmente lavorati. Girando lo sguardo a 360 gradi non si vede che sabbia e rocce, difficile immaginare queste sterminate valli coperte d'acqua e vegetazione, sembra davvero incredibile! E l'ora di rimetterci in marcia, siamo a parecchie decine di km dalla meta e già si possono vedere pietre e macigni neri come il carbone, scagliati fin lì dall'antica furia del vulcano. Più ci avviciniamo e piu' aumentano i segni tangibili delle antiche e potenti eruzioni, a circa dieci km la sabbia cambia improvvisamente il suo colore da paglierino, diventa nero. Ci avviciniamo ancora iniziamo a salire, iniziamo a percepire odore di zolfo, la pendenza aumenta sempre più, arriviamo sulla cima ed ecco apparire, in tutta la sua maestosità, il Waw An Namus.Siamo sul bordo che è largo circa 30 mt a forma di anello, con il diametro di circa 5 km, al centro esatto c'è un altro cono più piccolo, forse più recente, tutto intorno cinque laghi.Tutti i laghi hanno un colore diverso, circondati da canneti e palme, tutto questo nel centro del Sahara libico, questo, dopo aver viaggiato per centinaia di km nel deserto, rende lo spettacolo più che mai incredibile; non bastano le parole o le immagini riportate, per descrivere la sensazione che si prova. Ognuno di noi vive quel momento a modo suo, chi si siede a contemplare le immagini che gli scorrono davanti agli occhi chi, si sposta per godere di una migliore angolazione così facciamo anche NOI e... sorpresa, la colorazione dei laghi cambia con il cambiare della prospettiva! FANTASTICO!!!!!!!!!!!!!! Decidiamo di scendere all'interno del vulcano, il costone è molto ripido poi, lentamente, si addolcisce, non si ci può avvicinare troppo ai laghi a causa del fondo che, in prossimità di questi, diventa melmoso. Anche da qui il colpo d'occhio è incredibile, le nere dune all'interno del vulcano, sono state modellate dal vento in modo così perfetto, che sembrano finte, sembrano montagne di panna montata, anzi, sembrano gigantesche meringhe, o ancora onde di un mare in tempesta (questi sono alcuni dei commenti). Come avevo detto, ognuno è libero di decifrare, le immagini che gli giungono, a modo suo, tutti siamo però d'accordo su di una cosa "visto questo abbiamo visto tutto". |