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Ore 11.00 del 13 marzo dopo una lunga galoppata sulla Pipeline un saluto ai militari di guardia a Ain Scuna la sorgente
calda a 50 gradi, e un incontrocon un cammelliere che ci chiede acqua,
si arriva a Borj el Kadra, il
controllo permessi e passaporti qui è sempre un po' più lungo,ma non ci
dispiace affatto, perché è l'opportunità per passare a salutare il nostro
amico Mr Dhaou. L'anno scorso abbiamo scattato delle foto nel suo baretto, purtroppo oggi è a spasso nel
Sahara, consegniamo le foto al figlio di Dhaou, che ci offre Rose del deserto e ottimo thè alla menta,in
segno di amicizia.
Si riparte, solo dopo aver donato qualche giocattolo al
resto della
numerosa prole di Dhaou, ed aver scattato qualche altra foto con loro.
Attraversiamo, il Grand Erg Orientale sino a El Borma, senza grossi
problemi, alcune centinaia di km. fantastici di pura sabbia, unico
inconveniente un attacco posteriore ammortizzatori dissaldato, ma non mi preoccupa più di tanto, a El Borma infatti, me lo ripara uno dei saldatori
della Pipeline "e chi lo stacca più quel perno"!!!!!!
E' doverosa una visita alla bella sorgente di Bir Ouine, risaliamo
poi a nord passando per la base di Kamur, dove i militari, sempre molto disponibili, ci mostrano con orgoglio uno
dei loro cani da guardia con una cucciolata. Qui carichiamo un po' d' acqua e puntiamo per il meritato riposo verso
la splendida oasi di Ksar Ghilan.
Si decide di andare a salutare Hamed il proprietario
del famoso "caffè del deserto"(vecchia conoscenza dei due centauri) da lì poi, una pista
ci porterà a Douz.
Ksar Ghilan-Douz però, è un taglio secco su sabbia che, per vari motivi,
non abbiamo mai fatto, necessitiamo di due o tre punti gps. Chiediamo in
giro e un simpatico connazionale, si offre di aiutarci
facendoci copiare da
un foglio quanto ci occorre; inserisco il tutto nel fidato Garmin e
controllo, sono sorpreso nel constatare che Douz mi risulta più a nord di
Palermo! Che ci sia un errore? Torno dal connazionale ed insieme
riscontriamo che c'è stato un errore nella trascrizione dei punti.
Ora i punti sono giusti, o per lo meno sono in Tunisia! Decidiamo di
metterci in marcia, non prima però, di aver omaggiato di qualche foto la
famosa pozza naturale e il celebre fortino romano occupato poi dalla
leggendaria Legione Straniera. Partiamo tardi, forse troppo, per raggiungere Douz la citta' alle porte del deserto
in serata, come avremmo voluto.
Proprio i due centauri si allontanano troppo dalle vetture, in occasione di
un insabbiamento un po' più deciso di Leo,
che ci porterà via molto tempo, si allontanano
a tal punto, da finire fuori portata con le radio. La cosa mi preoccupa, decidiamo di raggiungere la duna più
alta, ovviamente a piedi, lì
riproviamo con le radio, riesco a sentire, che Lorenzo a giudicare dall'
intensità del segnale, è a qualche km di distanza. Non hanno gps ed è
quindi indispensabile ritrovarsi, anche loro salgono nel punto più alto
disponibile; Margi sale sul tetto del Pick up, imbracciando una piastra da sabbia arancione, la solleva agitandola
in aria come una bandiera.... "vi vediamo"
comunicano Lorenzo e Massimo.Sono le sedici le moto hanno bisogno di un rabbocco di carburante e ne approfittiamo
per fare uno spuntino.
Proseguiamo un po' più serrati il terreno si snoda fra pianori sabbiosi e
dune a tratti anche impegnative e, i motociclisti in particolare, iniziano a
sentire la fatica nelle braccia, dei tanti giorni di viaggio. Ad un tratto
Leo mi comunica, via radio, che ha un problema il gps ha perso tutti i
satelliti guardo immediatamente il mio tutto OK ci fermiamo per capire,
facciamo due prove e noto che il connettore antenna del Garmin non è ben
fisso. Apriamo velocemente l'apparecchio e purtroppo il cavo schermato dell' antenna è strappato. La
riparazione è possibile abbiamo le attrezzature necessarie, ma vista l'ora, decidiamo di percorrere gli
ultimi venti km solo
con il mio gps, oramai siamo arrivati che può succedere? Sono le
diciannove, il cielo è stranamente nero, sul
parabrezza cade qualche goccia,
beh non c'è molto da stupirsi, nel deserto, specie a nord, può cadere
qualche goccia. Passano pochi minuti e un fulmine cade a qualche centinaio
di metri da noi, poi un altro ed un altro ancora, le gocce aumentano di
intensità si trasformano in un temporale violentissimo (e la cosa non è più
così normale). Raggiungiamo una piana con terreno duro, i motociclisti
trovano riparo nelle vetture, è praticamente
notte, il buio totale è
squarciato dai lampi la situazione non è delle migliori (non siamo
superstiziosi, comunque oggi è il 17!!!!!!). Consultiamo carte e gps, siamo
a circa dieci km dal punto datoci a Ksar Gilan (sempre che sia giusto),
rimaniamo fermi in attesa, passa circa un'ora e rapidamente come è arrivato il temporale se ne va lasciandoci
in regalo un cielo quanto mai stellato una sabbia molto compatta e soprattutto una temperatura quasi invernale.
Sono ormai le ventuno, decidiamo di azzerare questi dieci
km, ci mettiamo in marcia accendiamo tutte le luci disponibili, con due grossi fari posteriori
illumino il terreno per le moto, Margi scende continuamente a piedi e con l'
ausilio di una lampada effettua delle indispensabili ricognizioni per
evitare di finire in zone cieche. Sono avanti di circa trenta metri quando
Leo mi chiama via radio la batteria lo ha lasciato a terra,dopo essersi
insabbiato, ha spento la vettura con i fari accesi, che gli hanno divorato
in pochi instanti la batteria. "No comment" sul mio urlo di disappunto,via
etere, degno di Pavarotti, torno indietro e facciamo ripartire il Nissan.
Abbiamo coperto tre km in un ora, siamo stanchi, il
buon senso ci suggerisce
a questo punto di fare campo. La cassa viveri, dopo sette campi, non ha più
molto da offrire sarà l'abilità di Margi a risollevare la situazione. 
La sveglia è anticipata, per sfruttare la sabbia
ancora umida, sono le
sette circa e alle otto e mezza siamo già (o forse è meglio dire
finalmente) in compagnia di Hamed che, dopo averci preparato un ottimo pane cotto nella sabbia, ci offre una sostanziosa
colazione a base di arissa,
tonno e olive. Ci racconta poi, che nella serata, aveva visto i fari delle
auto avanzare a circa dieci km sud est mostrandoci sulla sua carta il punto
dove abbiamo fatto campo.
Il temporale ? Strano davvero dice "Sono tre anni
che qui non cade una
goccia d'acqua, vi siete portati il maltempo dall'Europa".prendendoci un po'
in giro. Nel pomeriggio hamed si offre di farci da guida per il pozzo di
Timbaine accettiamo, nessuna foto può rendere omaggio alla magia di quel
luogo custodito da tre cordoni di dune
intervallati da altrettanti pianori sabbiosi.Il nostro
viaggio termina nella bella cittadina di Douz dove speriamo di ritornare presto.
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