FANTASTICA ISLANDA !
L’eruzione del vulcano Eyjafjallajokul può essere vista da punti di vista ben differenti: non solo in negativo rispetto ai disagi per il trasporto aereo e ai rischi per la salute, ma anche in modo positivo per il fascino e la bellezza di un episodio estremamente spettacolare che testimonia tutta la forza, e la meraviglia, della natura.
L’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokul ci riporta letteralmente con i piedi per terra; il nostro pianeta ci stupisce ancora con una delle sue più catastrofiche e primordiali manifestazioni. Oscuri presagi all’orizzonte o solo l’occasione per ridimensionare ancora una volta le nostre ambizioni di onnipotenza?
Le manifestazioni pacifiche del vulcanesimo secondario, quali geyser,
sorgenti calde, fumarole e simili, sono sempre state ben gradite ma
costituiscono solo ampie pause pacifiche, comprese tra improvvisi quanto
pericolosi cataclismi.
Eruzioni multiple, centinaia di crateri e ferite gorgoglianti fontane di
lava si aprono su territori vasti come una provincia. Spesso i
ghiacciai sovrastanti o limitrofi fondono o esplodono letteralmente per
le alte temperature, quando l’acqua liquida si scinde in idrogeno e
ossigeno. Interi versanti si sciolgono in immense colate di fango e
detriti, capaci di viaggiare anche a oltre 80 Km/h. In Islanda hanno un
nome tutto loro per questo fenomeno unico jökulhlaup, l’analogo dei
lahar indonesiani, dove però i ghiacciai non esistono.
Questo è ciò che accade quando uno dei due margini di quella immensa
cicatrice della crosta terrestre, la dorsale medio-atlantica che corre
per quasi 20000 km dai mari antartici al polo nord, decide di allargarsi
per consentire al mantello fluido di risalire in superficie e formare
nuova crosta. In pochi altri posti al mondo come nell’Africa
centro-orientale o nelle Galapagos, si può assistere ad un fenomeno
analogo che non sia centinaia di metri sotto il fondo degli oceani.
L’attività vulcanica è pertanto quotidiana, ma la frequenza di eventi
rilevanti si misura in termini di decenni; quelli del tipo che stiamo
vivendo, sono dell’ordine dei 30-50 anni. Per i fenomeni catastrofici,
capaci di conseguenze pesanti anche al di là delle coste dell’isola, a
volte non passano che 2-3 secoli.
Il passato islandese ci parla infatti di fenomeni catastrofici come
quello del vulcano Bardarbunga che, nel 1477, con i suoi oltre 20 km3 di
materiale espulso, viene registrata come una delle più grandi eruzioni
della storia. Oppure quella del Laki 1783 che, secondo le cronache del
tempo, causò migliaia di morti per avvelenamenti e intossicazioni
perfino nel nelle isole britanniche, Benelux e Francia.
Nel frattempo il vulcano Eyjafjallajokul continua ad eruttare lava da più fratture, nonché gas, polveri e frammenti microscopici in atmosfera; date le loro dimensioni e il calore che li accompagna, questi raggiungono agevolmente gli 8-10 km di altezza, poco al di sotto del limite con la stratosfera che, alla latitudine dell’Islanda è piuttosto basso, poco sopra i 10km.
Tratto da meteolive.leonardo.it
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